«Tutti quelli a cui voglio bene sono ubriachi…» Nel 1985 il diario di Nina iniziava così. Stava facendo l'autostop con suo padre diretta a Panic Beach, alla loro casa al mare dove finivano sempre per approdare, lui con la valigia zeppa di bottiglie, lei che cercava di non perderlo d'occhio.
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Molto tempo dopo, seduta su una panchina nel Berzelii Park di Stoccolma, dove la travagliata storia della sua famiglia ha avuto inizio cento anni prima, Nina pensa a come nulla riesca mai a passare completamente. «Ci facciamo a pezzi e cadiamo e commettiamo crimini e ci ammazziamo, ma non cambia mai niente, ci trasciniamo dietro quelli che una volta erano la nostra famiglia come su una gigantesca chiatta che punta al futuro.» E così anche per lei il passato e la memoria restano un'interrogazione aperta: su suo padre, che è stato al tempo stesso amore e assenza, attimi di speranza e promesse infrante, ma anche sui tanti uomini eccessivi e fragili che hanno attraversato le generazioni finendo sempre per ritrovarsi a Panic Beach. La spiaggia di quando era bambina, piena di scheletri di animali e di giochi solitari. Un luogo in cui la luce abbagliante del sole si alterna alle ombre dei suoi protagonisti, nella casa al mare delle lunghe estati dove tutti, a dispetto delle nostre vicende personali, siamo stati una volta felici.