«Kavafis non vuole enunciare grandi verità quanto piuttosto esprimere la sua verità, la sua esigenza di verità e di moralità.
[...]
Kavafis è un moralista perché ogni sua poesia è un analisi, tutti i suoi personaggi vengono costantemente per così dire richiamati all'ordine, a vivere e ad agire all'insegna della giustizia e della moderazione, a riscattare le proprie viltà e bassezze con imprese degne e commendevoli, a improntare la propria esistenza alla saggezza e al senso del dovere non arenandosi sull'effimero e sul provvisorio ma aspirando ad azioni alte e nobili.
Ed è così che la poesia di Kavafis può essere definita una poesia tutto pensiero; un pensiero che diviene in Kavafis necessità di vita e con il quale egli riveste personaggi e avvenimenti; è un pensiero che Kavafis poi, viene da dire, drammatizza, fa svolgere e rappresentare in scenari e fondali dell'epoca ellenistica, romana e bizantina, tra palazzi, case, locali d'ogni tipo, taverne e luoghi di malaffare, però non in maniera banale e prosastica ma allacciandolo alle vibrazioni e agli empiti del vivere quotidiano, trasmettendogli le più intense pulsioni esistenziali...»
Dalla prefazione di Tino Sangiglio